L’Italia va verso lo sviluppo sostenibile, ma l’Agenda 2030 impegna la politica

L'incontro "Italia 2030 - Innovare, riqualificare, investire, trasformare: dieci anni per realizzare un’Italia sostenibile" ha aperto il Festival. Testimonianze da imprese, amministrazioni e società civile.

“L’Italia è in marcia verso lo sviluppo sostenibile, come dimostra questo Festival, che offre 700 eventi su tutto il territorio nazionale. Ma per raggiungere gli Obiettivi indicati dall’Agenda 2030 è necessario anche un grande impegno della politica, che abbiamo sollecitato con le nostre proposte e che chiederemo al nuovo governo”. La relazione del portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini ha posto le questioni essenziali nel primo evento del Festival dello sviluppo sostenibile, che si è svolto il 22 maggio al Maxxi di Roma sul tema "Italia 2030 - Innovare, riqualificare, investire, trasformare: dieci anni per realizzare un’Italia sostenibile".

L’incontro si è aperto col saluto della sindaca di Roma Virginia Raggi, della presidente del Maxxi Giovanna Melandri, di Pierluigi Stefanini (presidente ASviS) e di Beatrice Covassi, capo della rappresentanza in Italia della Commissione europea.

Dopo la relazione di Giovannini (vedi la presentazione), la prima tavola rotonda, moderata da Francesco Manacorda di Repubblica, ha discusso il ruolo delle imprese e delle istituzioni. Massimo Brancaleoni (senior vice president Costa Crociere) e Mario Cerutti (chief institutional relations & sustainability officer, Lavazza) hanno presentato le esperienze delle loro imprese.

Patrizia Grieco ha ricordato il grande impegno di Enel (che presiede), attualmente il più grande produttore di energie rinnovabili al mondo. Virginio Merola (sindaco di Bologna e coordinatore dei sindaci delle città metropolitane per l’Agenda urbana sostenibile) ha annunciato l’impegno delle città a presentare l’Agenda urbana nazionale per la sostenibilità, in considerazione del fatto che la sfida si giocherà soprattutto sulle aree metropolitane: sarà necessario fare un piano di investimenti, utilizzando al meglio i fondi europei, ma anche promuovere patti di collaborazione “dal basso” che coinvolgano i cittadini su impegni concreti. Stefano Bonaccini, presidente della conferenza delle Regioni, ha messo l’accento sull’impegno a ridurre i gas climalteranti, sottolineando le conseguenze che ha subito l’Emilia-Romagna, passando in due anni dai livelli più elevati di precipitazioni alla massima siccità degli ultimi decenni.  Ha inoltre invitato tutte le Regioni a un comportamento responsabile nello smaltimento dei rifiuti: “Non è più accettabile che alcune Regioni, per non dispiacere ai propri cittadini, scarichino la loro incapacità su altre Regioni”.

Susanna Camusso, segretario generale Cgil, ha sottolineato gli aspetti sociali della sostenibilità, mettendo in luce che la sostenibilità del sistema economico si è tradotta in una riduzione del welfare. Ha citato il recente accordo con Confindustria, per discutere di investimenti, ma anche per affrontare il tema della riduzione delle disuguaglianze.

Nel dialogo tra Giovannini e il direttore di Repubblica, Mario Calabresi (vedi immagine), si è discusso sul “pensare lungo” e sulla difficoltà di impegnare i politici nell’esame di temi complessi e a lungo termine. Per coinvolgere l’opinione pubblica è necessario muoversi su obiettivi concreti: Calabresi ha citato come esempio la campagna sullo smaltimento delle plastiche avviata dal suo giornale e ha citato un risultato concreto: “Finora i pescatori che trovavano la plastica impigliata nelle loro reti erano obbligati a ributtarla in mare, ma ora la Regione Toscana ha modificato le norme, mettendo a disposizione dei punti di smaltimento sulle banchine dei porti”.

La finanza sostenibile è una realtà o una fake news? La domanda ai partecipanti alla seconda tavola rotonda è stata posta da Annalisa Bruchi (Rai). Antonella Baldino (chief business officer, Cassa Depositi e Prestiti) ha segnalato la crescita delle obbligazioni green, dai 43 miliardi del 2015 ai 135 del 2017. Andrea Casini (Co-Head Italy, UniCredit) ha messo in evidenza l’attenzione del suo gruppo alle piccole e medie imprese: “Incontriamo giovani che hanno una spiccata sensibilità sulla sostenibilità, ma se non siamo in grado di offrire loro strumenti adeguati andranno a realizzare la loro idea all’estero”. Giovanna Melandri ha sottolineato la grande sfida della misurazione dell’impatto sociale ed ambientale degli investimenti in sviluppo sostenibile e ha descritto le attività della Human Foundation impegnata su iniziative sociali misurabili, come per esempio l’intervento sulle carceri per dimezzare il tasso di recidività, con il concorso di investitori privati che vengono risarciti dallo Stato se l’obiettivo è raggiunto.

Flavia Micilotta (executive director, Eurosif) ha descritto le attività della sua organizzazione per stimolare l’impegno dell’Unione europea, mentre Marisa Parmigiani (responsabile sostenibilità, Unipol) ha sottolineato che i fondi di investimento cominciano a descrivere l’impatto dei loro investimenti sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Giovanni Sabatini, direttore generale, Associazione bancaria italiana ha messo in evidenza l’impegno a coniugare i due tradizionali parametri degli impieghi bancari, rischio e rendimento, con le valutazioni di sostenibilità.

Nel suo Keynote speech “L’innovazione per lo sviluppo sostenibile”, Guglielmo Lanzani (coordinatore del Center for nano science and technology, Istituto italiano di tecnologia) ha presentato una serie di novità tecnologiche in materia di energie rinnovabili (in particolare sul solare), di robotica e di nanotecnologie.

La prima tavola rotonda del pomeriggio, coordinata da Marco Frittella (Rai), ha affrontato il tema dell’innovazione sociale. Stefano Bassi (presidente, Ancc-Coop) ha evidenziato i tre filoni per la sostenibilità sui quali è impegnato il sistema Coop: la lotta allo spreco, l’attenzione al contenuto del cibo e la filiera, per combattere i casi di sfruttamento e l’aumento delle diseguaglianze. Donatella Bianchi (presidente, Wwf) ha messo l’accento sulla necessità di curare innanzitutto il Pianeta malato, perché altrimenti non è possibile neppure affrontare la sostenibilità sociale. Bianchi ha anche lamentato la scarsa attenzione all’ambiente nei programmi di governo attualmente in discussione. Carlo Borgomeo (presidente, Fondazione con il Sud) ha evidenziato la necessità di innovare anche nel sociale, avendo come stella polare l’insopportabile aumento delle diseguaglianze. È necessario che i temi della sostenibilità non siano accessori, confinati in sezioni ad hoc dei giornali, ma siano messi al centro della cronaca politica. Anche Antonio Gaudioso (segretario generale, Cittadinanzattiva) ha insistito sulla centralità del tema delle diseguaglianze, mentre Ermete Realacci (presidente, Fondazione Symbola), per rispondere alla domanda del moderatore sulla difficoltà di portare questi temi al centro del dibattito, ha sostenuto che nella classe dirigente manca un’idea di Italia. “Se perdiamo la nostra anima, non siamo in grado di essere sostenibili”.

L’ultima tavola rotonda della giornata, sul tema: “La sostenibilità: moda o nuova cultura?”, è stata moderata da Massimo Cirri (Caterpillar, Radio 2). Remo Lucchi (presidente Eumetra) ha presentato una ricerca sui cambiamenti di valori, legati anche a un profondo cambiamento antropologico. Negli anni più recenti in Italia c’è stato un forte aumento delle persone con almeno 13 anni di scolarità. L’aumento della scolarità, unito alla secolarizzazione (“voglio stare bene in questa vita, di quella futura non so”), la crescita del ruolo delle donne e l’avvento di internet hanno favorito il senso critico e la voglia di relazionalità. Eumetra ha sondato la reazione delle persone agli Obiettivi di sviluppo sostenibile, rilevando che l’80% circa degli intervistati li considera tutti “piuttosto urgenti”.

Alberto Contri (presidente, Fondazione Pubblicità Progresso) ha presentato la documentazione della campagna “Ciriesco” con alcuni esempi tratti da spot di campagne pubblicitarie di imprese attente ad aspetti della sostenibilità. “Dovremmo sentirci tutti responsabili della bellezza del mondo, come Marguerite Yourcenar fa dire ad Adriano”. Anche Giuseppe Laterza (presidente, Laterza editore) ha messo in evidenza il legame tra la sostenibilità e l’attenzione alle relazioni e ad una domanda sulle priorità ha affermato che “un investimento nella scuola è fondamentale perché la sostenibilità viene da lì. Bisogna lavorare sugli insegnanti e non è affatto facile”.

Anche Monica Maggioni ha sottolineato l’importanza della scuola: “Siamo in un Paese ricco di bello e di buono. Se avessimo la capacità di raccontarlo il futuro sarebbe diverso”. Ha anche parlato di relazionalità. “La sostenibilità è la capacità di capire i diversi punti di vista; è un metodo per affrontare il nostro racconto di umani”.

Davide Rampello (Politecnico di Milano) ha ricordato gli antichi testi sull’agricoltura, ha detto che è necessario ristabilire il patto che si è rotto tra l’uomo e la natura. “Abbiamo una grande capacità tradizionale nel saper fare, un patrimonio profondo, ma è necessario investire nella formazione. Inoltre è importante il riconoscimento del lavoro. Ci sono categorie che non hanno bisogno solo di riconoscimento economico, ma anche di valorizzazione da parte della società”.

Nelle sue conclusioni, Giovannini ha enunciato sette punti.

1) Tecnologia: forse non abbiamo ancora la soluzione a tutti i problemi, ma se utilizzassimo quelle che già abbiamo (e che abbiamo visto nella presentazione di Lanzani) molti problemi si potrebbero risolvere.

2) Nel settore privato emergono nuovi modelli di governance. La finanza ritrova il proprio scopo di investire per il bene comune e questo accade anche in Italia, pur con molte lentezze. “Alla fine del 2016 anche l’Italia ha recepito l’obbligo della rendicontazione non finanziaria, ma le lobby hanno spinto a limitarlo alle grandi imprese. Oggi molti riconoscono l’errore perché l’attenzione alla responsabilità sociale d’impresa è un elemento di concorrenzialità.

3) Nel mondo delle imprese è importante avere campioni in grado di dare risposte che non si limitino ai vecchi schemi. Occorre una leadership del mondo privato, che sappia parlare di innovazione.

4) Attenzione al tema dell’erosione dei diritti negati. L’Agenda 2030 pone un problema di giustizia nei rapporti intergenerazionali. Il fatto che molti giovani vedano con difficoltà il loro futuro è un chiaro indice di diritti negati. Il desiderio di emigrare è un elemento di malessere.

5) “Abbiamo posto il tema dello sviluppo sostenibile nella Costituzione, e sono lieto che anche Calabresi ci accompagnerà in questo impegno”.

6) Si possono fare tante cose giuste anche sul proprio posto di lavoro, se diciamo “questa cosa non la voglio più accettare”. Anche pagando qualche prezzo.

7) Il regalo dello sviluppo sostenibile consiste nell’insegnarci a gestire la complessità. “È una ricchezza. Purtroppo nella nostra comunicazione tendiamo a semplificare troppo per essere diretti. Ma accettare la complessità come un regalo, come un obbligo per capire meglio, è un impegno da sottolineare”.

“La buona notizia” ha concluso il portavoce dell’ASviS, “è che in questi giorni di Festival avremo 700 occasioni per riflettere su che cosa possiamo fare. Quando così tante persone si mettono in moto su un obiettivo comune, allora la speranza nell’utopia è d’obbligo”.

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a cura di Donato Speroni

 

 

 

 

martedì 22 maggio 2018
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