Dopo il successo del Festival, misure concrete per lo sviluppo sostenibile

Giovannini: “Abbiamo triplicato gli eventi rispetto al 2017. Il Festival dello sviluppo sostenibile ha mobilitato la società civile ed è un unicum nel panorama internazionale. Ora la parola passa alla politica”.

“Il Paese ha bisogno di risposte concrete alle grandi prove che ci attendono. Povertà, disuguaglianze, occupazione, migrazioni, cambiamenti climatici rappresentano le più grandi sfide dei nostri tempi che possono essere affrontate solo in una logica integrata. Come evidenziato dai nostri indicatori, l’Italia resta in una condizione di non sostenibilità economica, sociale e ambientale, e anche parti consistenti d’Europa fronteggiano analoghi problemi. Alla nuova classe politica chiediamo di accogliere le proposte dell’Alleanza per invertire la rotta e dare un futuro sostenibile a questa e alle prossime generazioni”. Con queste parole, il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini ha lanciato la sfida al nuovo governo (ma anche all’opposizione) nel corso dell’evento conclusivo del Festival dello sviluppo sostenibile, svoltosi mercoledì 13 alla Camera dei deputati.

L’incontro è stato aperto dal saluto del presidente della Camera Roberto Fico, che ha sottolineato la necessità di un nuovo modello di sviluppo, “unica via per garantire un benessere durevole ed equo alle nuove generazioni”. Il Parlamento, ha detto Fico, deve valutare ogni iniziativa utile per realizzare gli obiettivi dell’Agenda 2030. “Occorre fare di più. Come ho detto nel mio discorso di insediamento, dobbiamo essere istituzione culturale e pensante, luogo di riflessione, per porre su nuove basi il nostro vivere civile e democratico, attraverso il dialogo, la cooperazione e la pace”.

Il presidente dell’ASviS, Pierluigi Stefanini, ha detto: “Il Festival ha dimostrato che esiste una realtà fatta di associazioni culturali, imprese, cittadini, luoghi e territori che hanno voglia di confronto e condivisione, per mobilitare le risorse di cui ha bisogno il nostro Paese. Ora dobbiamo fare un nuovo salto in avanti, per avvicinare di più la visione lunga alla vita quotidiana, rafforzando le coerenze che si esprimono in scelte concrete di armonia, simultaneità e persistenza”.

Beatrice Covassi, capo della rappresentanza in Italia della Commissione Europea, ha affermato che per l’Europa questo è un anno fondamentale, di riflessione in vista delle nuove politiche che potranno essere introdotte dopo le elezioni europee del prossimo anno. Ha ricordato che la Commissione ha recentemente varato un pacchetto di disposizioni sull’economia circolare e ha annunciato l’intenzione di aprire una tavola permanente di confronto sulla sostenibilità e sull’economia digitale, che riunisca imprenditori e altri attori “per vedere che cosa lo sviluppo sostenibile può fare per l’Europa”.

Dopo la relazione di Giovannini (vedi diapositive), è iniziata la tavola rotonda moderata dalla giornalista Lucia Annunziata. Per il Movimento 5 Stelle è intervenuto  Lorenzo Fieramonti. La parola chiave dell’Agenda 2030 è “integrazione: i 17 obiettivi non devono essere visti come un menù, in cui ciascun Stato sceglie di realizzare quello che gli aggrada, ma come un tutt’uno, per evitare che la visione particolaristica dell’economia prenda il sopravvento. Per esempio, la crescita economica richiesta dall’Obiettivo 8 per garantire un lavoro dignitoso può danneggiare il perseguimento degli altri obiettivi. Bisogna essere attenti alle ripercussioni sistemiche e mi auguro che nei prossimi mesi l’azione del governo come squadra diventi sempre più coerente”.

Al momento della presentazione del decalogo dell’ASviS, durante la campagna elettorale, Fratelli d’Italia non aveva sottoscritto l’impegno per introdurre il concetto di sviluppo sostenibile nella Costituzione italiana, ma su sollecitazione di Annunziata, il rappresentante di FdI nel dibattito, Riccardo Zucconi, ha detto che si impegnerà in questa direzione. Ha anche evidenziato che molte istituzioni sono in ritardo: per esempio, in Toscana manca un piano rifiuti. “È inoltre importante puntare su un turismo che sia volano di qualità ambientale e più in generale sulla green economy: le imprese impegnate nell’economia verde hanno una percentuale di assunti a tempo indeterminato del 40%, le altre del 30%”.

Benedetta Fiorini, di Forza Italia, ha invitato a “concretizzare le tematiche tenendo conto delle tempistiche”. Per esempio, introdurre un filtro per abbattere i fumi di una vetreria può avere un costo di un milione di euro all’anno. “Nel nostro lavoro nelle commissioni parlamentari dobbiamo favorire l’investimento sulle tecnologie future, perché l’Italia non rimanga indietro”.

Rossella Muroni, di Liberi e Uguali, ha posto l’accento sulla questione ambientale e sulla questione femminile, come leve per sviluppare i discorsi sulla sostenibilità. “Lo sviluppo sostenibile non ha etichette partitiche, ma per fortuna non partiamo da zero. Dobbiamo ripartire dalla legge sul consumo di suolo e sulla rigenerazione urbana, intervenire sui consumi di plastica anche favorendo i pescatori che finora erano costretti a ributtare in mare la plastica che rimaneva impigliata nelle loro reti. Ma soprattutto dobbiamo introdurre il principio che chi inquina meno deve pagare di meno”.

Graziano Delrio del Partito Democratico, ripercorrendo la sua esperienza di governo, ha ammesso che troppi argomenti sono stati sottovalutati troppo a lungo. “L’attuale modello si sviluppo è entrato in crisi perché non dà più uguali opportunità, né speranze ai giovani. Per correggerlo dobbiamo avere una pianificazione chiara, sapendo che spesso si semina per un raccolto differito negli anni, ma dobbiamo rimettere in discussione l’intero modello”. Parlando del Mezzogiorno, Delrio ha detto che ci sono aree in ripresa e aree in fortissimo ritardo, sulle quali bisogna esercitarsi sviluppando progetti di sviluppo alternativo, per esempio rivitalizzando le linee ferroviarie come strumenti per un turismo diverso.

Nelle sue conclusioni Enrico Giovannini ha auspicato che le icone dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile siano esposte nelle Camere e nelle altre istituzioni della Repubblica, per ricordare a tutti che ci sono degli scopi comuni a cui tendere, al di là delle contrapposizioni tra i partiti. Ha ribadito l’importanza di dotare il Paese di una agenda urbana e ha invitato i politici e i media ad aggiornare i loro messaggi. “Per esempio, mentre gli altri Paesi discutono di ambiente, noi discutiamo di competitività. Ma la competitività non si migliora intervenendo su quel 20% di costi aziendali che è rappresentato dal costo del lavoro, ma sull’altro 80%: l’economia circolare può far risparmiare sulle materie prime”. Le carenze nella formazione continua fanno sì che in Italia si perpetui una domanda di servizi arretrati. Con le amministrazioni pubbliche, abbiamo perso un anno nella definizione di una direttiva che le inviti a comportamenti in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030. “Mentre la California emana una direttiva che prescrive che ogni edificio pubblico soddisfi i suoi fabbisogni con energie rinnovabili, noi non abbiamo indicazioni su che cosa significhi avere una pubblica amministrazione verde”. Anche nella discussione sul prossimo bilancio europeo 2021 – 2027, anziché ragionare su chi ci guadagna e chi ci perde, “dobbiamo riposizionarci come fanno altri Paesi perché l’Europa finanzi il salto verso la sostenibilità. Ma questo può essere un tema per il nuovo intergruppo parlamentare che, vedo con soddisfazione, si sta costituendo alla Camera”. 

a cura di Donato Speroni

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Comunicato Stampa

 

mercoledì 13 giugno 2018
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