Misurare lo sviluppo sostenibile: una sfida per studiosi e ricercatori

Per raggiungere i Sustainable development goals (SDGs) indicati dall'Agenda 2030 delle Nazioni unite, occorre avere a disposizione opportuni indicatori statistici, in grado di misurare e quantificare lo sviluppo sostenibile. Fornire questi strumenti alla comunità scientifica è l'obiettivo dell'incontro “Misurazione dello sviluppo sostenibile” che si è svolto il  27 maggio al Palazzo della cooperazione di Roma su iniziativa di Istat e ASviS. Seduti a uno stesso tavolo, hanno affrontato vari aspetti metodologici e quantitativi della sostenibilità ricercatori provenienti da diverse istituzioni nazionali e internazionali: oltre agli organizzatori, si sono alternati ricercatori dell'Istituto per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), del Sustainable development solutions network (Sdsn) e dell'Istituto di statistica dell'Unione europea (Eurostat).

Misurare la realtà di oggi appare un presupposto fondamentale per definire le politiche che condizioneranno il nostro futuro. Questo è stato chiaro fin da quando i paesi dell'Onu hanno sottoscritto l'Agenda 2030 nel 2015. Il portavoce dell'AsviS, Enrico Giovannini, ha ricordato come la definizione degli indicatori per misurare gli SDGs sia complessa: “Quando Agenda 2030 è stata definita e gli indicatori sviluppati sono emersi da subito tre livelli di indagine. Il primo è quello per cui esistono sia i dati statistici che le metodologie”. Ma si tratta di indicatori troppo elementari, che non misurano adeguatamente la sostenibilità. “La commissione statistica dell'Onu ha identificato poi un secondo livello di indicatori, per i quali esistono le metodologie, ma non sono disponibili i dati per tutti i Paesi del mondo”. Infine “esiste un terzo livello di indicatori. Per questi non esistono nemmeno le definizioni metodologiche”. Tra i 240 indicatori individuati dalle Nazioni unite, solo 110 sono attualmente a disposizione degli statistici. 

Le difficoltà nel raccogliere i dati limitano le nostre capacità di analizzare e valutare i servizi che ci vengono forniti dall'ambiente. Per esempio, nel suo intervento, Alessio Capriolo dell'Ispra ha fornito una analisi quantitativa dei servizi essenziali che provengono da alcuni ecosistemi isolati, come le praterie di Poseidonia (che sono fondamentali per impedire l'erosione delle coste), oppure l'impollinazione delle piante. Si dà vita così “alla realizzazione di una contabilità 'satellite’ utile ad integrare il valore economico degli ecosistemi e del capitale naturale nella pianificazione nazionale, locale e nei processi di sviluppo”.

La sfida per i ricercatori è data dalla “complessità dei fenomeni da analizzare”, spiega Filomena Maggino (Segretariato ASviS e presidente dell’Aiquav).  Per la sua stessa natura, la sostenibilità è un fenomeno multidimensionale che si basa su fattori diversi. Per esempio, assicurare un lavoro dignitoso e la crescita economica, come previsto dal Goal 8, richiede anche significativi progressi per quanto riguarda la parità di genere (Goal 5). Non solo: i fenomeni che riguardano la sostenibilità sono dinamici, evolvono nel tempo, spesso seguendo andamenti non lineari. Occorre quindi definire modelli adeguati in grado di fotografare l'evoluzione dei fenomeni nel tempo oltre che catturarne la distribuzione territoriale. “È importante la territorializzazione degli indicatori ma anche la loro internazionalizzazione, per permettere un confronto tra Paesi” ha concluso Maggino.

In questo senso il lavoro presentato da Guido Schmidt-Traub del Sdsn affronta la questione della confrontabilità internazionale dei risultati ottenuti nell'avvicinamento agli Sdg. Il monitoraggio dei risultati ottenuti dai paesi del G20 non è al momento incoraggiante: i risultati soddisfacenti riguardano solo pochi paesi e sono limitati ad alcuni Goal. In particolare, sui 17 Goal previsti, qualche risultato è stato raggiunto solo per quanto riguarda la lotta alla povertà e l'introduzione di energia pulita. Per gli altri Goal si registra quasi sempre un semaforo arancione, quando non decisamente rosso (il colore associato alla lontananza dall'obiettivo).

Ma l'analisi non si ferma al 2030. Dopo quella data, gli studiosi individuano sei pilastri in cui si incardinerà lo sviluppo futuro e che ingloberanno gli attuali Sdg.  Schmidt-Traub li cita uno ad uno: si tratta di indicatori compositi che incorporano diversi aspetti della sostenibilità (Educazione, genere e diseguaglianze; Salute, benessere e demografia; Energia de-carbonizzata e industria sostenibile; Cibo, terra, acqua e oceani sostenibili; Città e comunità sostenibili; Rivoluzione digitale e sviluppo sostenibile).

Le conclusioni della mattinata sono state affidate a un testo del direttore del Dipartimento per la produzione statistica dell'Istat, Roberto Monducci. Nel suo intervento Monducci ha sottolineato come la complessità dei fenomeni legati alla sostenibilità richieda uno sforzo congiunto da parte di ricercatori di enti diversi, che sappiano integrare gli aspetti economici e sociali con quelli ambientali. Soltanto riconoscendo la complessità di questi temi è possibile costruire il nuovo approccio necessario per rendere gli SDGs davvero utili per le politiche del futuro.

di William Valentini

 

 

 

 

 

 

mercoledì 29 maggio 2019