Donne invisibili: per la parità di genere arrivano le proposte dell’ASviS. Italia ancora indietro sul Goal 5 dell’Agenda 2030

Occupazione e politiche per le famiglie sono fattori che s’intrecciano con le disparità di genere. Se ne è discusso durante l’evento nazionale del Festival dello Sviluppo Sostenibile “Donne invisibili – Verso Pechino +25. A che punto siamo in Italia”, tenuto al Cnel (Consiglio nazionale dell’economia del lavoro) il 29 maggio.

Ricordando i movimenti di tutto il mondo, che nel secolo scorso a Pechino hanno affermato di voler "guardare il mondo con occhi di donna" e hanno proclamato che "i diritti delle donne sono diritti umani”, oggi non rassicura la fotografia dell’Italia rispetto al Goal 5 dell’Agenda 2030 “Parità di genere”.

Come ha ricordato la professoressa della Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata, Annalisa Rosselli, le donne prima venivano viste come “una categoria svantaggiata, costretta ad assimilarsi pian piano al mondo maschile, che dominava i ruoli manageriali e politici”. Per la professoressa il problema odierno è quello di costruire una società nuova, che si relazioni in modo diverso rispetto al passato quando “non c’era nessuna donna che si occupasse di scienza, presente nell’ambito della ricerca”.

Una questione, quella di genere, che non vuole essere un’imposizione ma una scelta: “c’è da un lato chi vede la famiglia come l’uomo che porta i soldi e la donna che fa da mamma e bada alle faccende domestiche. Alcune di queste persone però non hanno capito che noi non siamo contro questa visione, purché sia una scelta da parte della donna. Noi lanciamo un messaggio di libertà, un messaggio che è parte integrante dello sviluppo di una società”.

Barbara Falcomer, direttrice generale di Valore D, ha poi ricordato come una parte fondamentale della sostenibilità sia rappresentata dal principio dell’inclusione. Le donne fanno ancora fatica ad accedere a posizioni manageriali, basti pensare che il 23% ne occupa uno e che solo il 3% è amministratore delegato, o possiede altre funzioni di vertice, di una grande azienda o di un’istituzione.

Se guardiamo al lavoro retribuito, ci accorgiamo che tra uomo e donna c’è un gap enorme: a parità di lavoro gli uomini vengono pagati di più. Inoltre, in Italia c’è molto lavoro svolto dalle donne che non viene per nulla riconosciuto, parliamo ad esempio delle attività che riguardano la cura delle persone. C’è poi la questione tempo: sommando lavori retribuiti e non, ci accorgiamo che le donne hanno molto meno tempo libero rispetto agli uomini, a differenza della Norvegia dove le parti sono divise in maniera uguale.

Pur vivendo in un periodo in cui il tasso di occupazione femminile risulta il più alto della storia italiana, pari al 49,6%, persistono grandi differenze territoriali: il 60% delle donne occupate si trova al Nord e solo il 33% nel Mezzogiorno. Inoltre nel Sud solo una donna su cinque che non è in possesso di un titolo di studio trova lavoro.

Per il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini, intervenuto in video durante la conferenza, “manca una visione coordinata delle politiche per costruire un futuro dell’Italia equo e sostenibile. Il confronto tra le forze politiche nelle ultime elezioni non si è svolto intorno a programmi chiari e con un orientamento in tal senso. Il fattore tempo è cruciale”.

Nelle sue conclusioni Rosanna Oliva de Conciliis, presidente della Rete per la Parità e coordinatrice del Gruppo di lavoro sul Goal 5 dell’ASviS, ha assicurato l’impegno per la creazione di un Bilancio di genere capace di valutare l’impatto delle scelte di finanza pubblica sull’equilibrio uomo-donna.

Il Gruppo di lavoro sull’Obiettivo 5 dell’ASviS ha presentato la proposta di istituire una nuova Commissione per la realizzazione dell’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile presso la Presidenza del Consiglio, e indipendente dal Governo, con il compito di: valutare le politiche pubbliche in materia di uguaglianza di genere ed empowerment delle donne; condurre e diffondere studi e ricerche in tale ambito, inclusi materiali prodotti da istituti europei e internazionali; formulare raccomandazioni e proposte di riforme per il presidente del Consiglio dei Ministri; consultare e concertare con la società civile per discutere di innovazione in questi temi.

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Leggi anche l'articolo "A che punto siamo in Italia con la parità di genere?" su Il Sole 24 Ore

 

di Ivan Manzo

 

giovedì 30 maggio 2019